Prima di lui, nel calcio arcaico degli ultimi anni dell’800 trovò spazio il portiere mulatto Arthur Wharton, nativo della Costa d’Oro (ora Ghana), che tra il 1885 e il 1902 difese la porta di alcuni club britannici. Sono anni complicati per i neri sudafricani visto che proprio in quel decennio il Partito Nazionale, guidato dai razzisti afrikaner, definì le linee guida dell’apartheid, che divenne legge dello stato nel 1948, ma di fatto era già applicato dall’atto di fondazione della Repubblica (1910). In Sud Africa, come ogni altro aspetto della vita sociale, il calcio è diviso in due federazioni e due leghe: c’è la National Football League, dedicata ai bianchi, e la South African Soccer League, dedicata ai neri. Ma già il giorno successivo il giornale intitola “Il sudafricano Steve Mokoni a disposizione del Torino”. Nel novembre del 1962 è in prova al Torino, consigliato da Emil Ostrlcher, già dirigente della Honvéd e in successivamente del Real Madrid. A distanza di anni sono nate delle leggende su questa esperienza italiana a cominciare dalla prima amichevole, che avrebbe dovuto mettere di fronte il Torino e il Verona e nella quale Mokone avrebbe addirittura segnato tutte e 5 le reti dei granata, per un finale di 5-2. Grazie all’archivio del giornale piemontese La Stampa, che ovviamente seguiva con molta attenzione le sorti del Torino, scopriamo che non ci fu nessuna amichevole tra granata e gialloblù, ma che per il Torino l’allenatore in seconda Fabbri e il dirigente Vola hanno seguito un allenamento del Verona al quale ha preso parte Mokone, conclusosi con una partitella tra titolari e riserve.
Dopo praticamente quattro anni di inattività, in ricerca di fortuna europea, decide di rientrare in Africa, più precisamente nella Rhodesia meridionale (l’attuale Zimbabwe). Il club inglese ha reso noto in un comunicato che l’ex tecnico del Napoli «ha firmato un contratto di tre anni» con i Blues. Precedentemente noto come First Division fino al 1992, il campionato di calcio inglese è da allora conosciuto come Premier League. I gallesi giocano in Second Division ma la società ha costruito uno squadrone per centrare immediatamente la promozione. All’epoca la Division cuirassée, per la quale andavano definite le metodologie d’impiego, esisteva solo sulla carta. Fra i terzini delle prime dieci squadre di A, Florenzi è al terzultimo posto per quanto riguarda i contrasti riusciti a partita (1,2 di media, peggio hanno fatto solo Marusic con 0,9 e De Silvestri con 1,1), al penultimo per il numero di duelli vinti (45,7%, battuto solo da Marusic con il 45,2, mentre il compagno di squadra Kolarov ha fatto registrare il 59,1%), al terzo per i dribbling subiti a match (0,9, contro l’1,7 di Lulic e l’1 di Calabria) e al penultimo per numero di contrasti aerei vinti (33% contro il 30,9% di Mario Rui, fanalino di coda in questa poco lusinghiera classifica).
Non trova conferma la gara giocata con la maglia del PSV contro il Botafogo di Garrincha e Didì, per il semplice motivo che i brasiliani in Olanda giocarono solo contro Fortuna 54, Willhelm II e Feyenoord (4), e nemmeno l’interessamento dell’Inter. C’è invece una certa fanciullezza nella Juventus 2002-2003, nella sua maglia, nella sua annata stratosferica finita con un tonfo clamoroso all’Old Trafford, ai rigori contro il Milan, nelle partite storiche giocate quell’anno e nell’aver superato facilmente Barcellona e Real Madrid ai quarti e in semifinale di Champions, con gol bellissimi. Partirà subito alla grandissima nella prima di campionato contro il leggendario Liverpool: il Cardiff vince 3-2 e Mokone mette a segno una rete. Non esistono però prove di questo contratto e, sempre secondo la vulgata, Mokone lasciò immediatamente Barcellona per andare in prestito all’Olympique Marsiglia. La moglie raggiunse Torino qualche giorno dopo e il giornale locale la descrisse in toni lusinghieri tanto da dar credito alla versione di Gian Paolo Ormezzano, memoria storica granata, secondo il quale fu comprato «perché a uno dei soci principali del Torino piaceva molto sua moglie» (6). Nonostante l’incidente, Mokone timbra altre due reti in amichevole contro i dilettanti del Cenisia (finale 5-0) entrambi su assist di Hitchens.
Particolare interessante: la moglie si è salvata perché si era appena recata in chiesa. Era un grande tifoso del Bologna. Il governo di Pretoria era decisamente tollerante verso il “campionato nero” e, anzi, chiudendo più di un occhio lasciava correre anche qualche stipendio illegale ai calciatori, a discapito del loro status di dilettanti. Il proiettile aveva tracce di fibre di lana di vetro, come se la canna dell’arma fosse stata vicina a questi residui; le fibre erano compatibili con quelle del controsoffitto del bagno disabili (oltre che con una tenda di materiale plastico), rinvenute anche sul pavimento del locale inizialmente indicato dai testimoni come luogo dello sparo; tale materiale non era invece presente nell’aula 6 di Filosofia del diritto. Mokone era un giocatore tutto tecnica e velocità, che mal si adattava al “kick and rush” del calcio albionico (definì il calcio britannico “primitivo” (2)). Inoltre aveva un pessimo rapporto con l’allenatore Harry Warren, che sembra l’aveva anche appellato con frasi razziste, e che non ne apprezzava gli aspetti tecnici poco inclini al rude gioco delle divisioni inferiori. Dietro a questa politica “liberale” in realtà si nascondeva il più classico dei ludem et circenses, sfruttando lo sport più popolare al mondo, ma mal tollerato dai bianchi afrikaaner, che invece elessero il rugby a sport cardine della cultura nazionale legata all’apartheid.
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